Seleziona la lingua

Menù di navigazione

Contenuti

Gabriele

Gabriele al Lago di Garda

Curriculum Vitae

Nasco in quel di Polesella, nel marzo 1956. Dopo tre anni dalla mia nascita, nel periodo in cui molte persone abbandonavano le proprie terre, i miei genitori “emigrano”. Lasciano i latifondi dell’alto Ferrarese, dove lavoravano come braccianti per un pugno di farina, e salgono verso le “ricche province lombarde”. Si stabiliscono in Provincia di Varese. Il lavoro c’è, anche molto e sporco in tutti i sensi. Ma bisogna guadagnare per farsi la casa e i miei genitori vi riescono. I sacrifici sono stati pesanti non solo per i soldi, ma sopratutto in salute. Ed io? Beh, io seguo i miei genitori nei vari traslochi, una decina. Ogni volta conoscenze nuove, mai nessuna veramente amicizia. Cerco qualcosa, non so bene, cosa. Mi appiccico a qualsiasi persona che penso sia molto meglio di me. La seguo, la cerco, pendo dalle sue labbra. Poi? Poi la mollo per qualche “cos’altro” movimento politico o persona singola. Non ho niente di fisso, raccolgo pensieri, parole, gesti da quelli che ritengo meglio di me. Per questo vengo chiamato “Cavallo”. Io, con le ragazze, non avevo molta fortuna, qualche storia, ma niente in tutto, ero molto timido, diventavo rosso anche solo per un sguardo (ora un po’ meno). Poi un flash! Wilma. La prima ragazza che volevo conquistare. Facevo carte false pur di avere un “finto incontro fortuito” con lei. Alle fine “ha avuto pietà” ed ha accettato la mia corte. Lavoravo in fabbrica, avevo la mia ragazza. OK! Tutto bene! Avendo una relazione con Wilma e poi ho conosciuto S. Lorenzo. Non so come. Sarà stata la neve caduta nella notte ma mi sono innamorato anche del suo villaggio. Al mattino vedendo la neve: “Wilma., voglio venire ad abitare a S. Lorenzo”. Ma tra il dire e fare… . Poi Wilma non era ancora convinta. Erano sogni, avevo…(e ho ancora) sogni. Ma allora mi sentivo ignorante. Non riesco a trovare altra parola. Mi sentivo incapace e pigro (la pigrizia mi e rimasta). Lavoravo in fabbrica. Sentivo che non sarei “morto in fabbrica”. Ma non avevo nessuna idea del come. Ma sono fortunato. Al grido: “Diventiamo tutti artigiani!” mi metto in società (s.n.c. – lavoro conto terzi) con un collega di lavoro. Punto quasi tutto su di lui, è molto bravo manualmente. Ho fiducia. Io me la cavo meglio con le “relazione esterne”. Era il primo passo verso l’uscita della fabbrica. Ero in una altra fabbrica, ma era mia!!!! All’inizio il lavoro c’era, tanto e sporco in tutti i sensi. In compenso si guadagnava qualcosa più degli operai, noi eravamo artigiani! Guadagni di più perché il tuo tempo non lo dividi più con il padrone. Allora, non ti fermi neanche a pisciare. Che bello!?! Arriva la crisi del settore auto (facevamo alcune lavorazioni su volanti per auto) “Aiuto, non c’è più lavoro”. Troviamo una miniera e io scopro che posso usare meglio le mie mani. Quando sei artigiano oltre a non fermarti a pisciare viene anche stimolato il senso del risparmio del tempo. Più pezzi fai, meno tempo ci impieghi, più guadagni. Allora l’importante però era la qualità. Si guadagnava tanto e sempre in minor tempo. L’idea di uscire da questa altra fabbrica si fa di nuovo strada (non l’avevo mai abbandonata). Anche Wilma comincia a essere più possibilista su S. Lorenzo e il pensiero di cambiare la vita. La miniera piano, piano si esaurisce, anche per interventi poco ortodossi. Un piccolo gruzzolo io e Wilma avevamo in banca, ma anche un grosso gruzzolo di debiti della società. Anche quello era in banca e in più altra crisi del mercato. OK, dividiamo la società, io mi metto in società con Wilma. E’ stata grande! Io e Wilma eravamo in crisi profonda, il lavoro non c’èra. Però, grazie a lei, per il suo essere precisa e pignola (è una bilancia), dopo un anno di durissimo lavoro e vendendo l’immobile ne usciamo.

Indietro

La casa di Wilma - web agency Urbangap.com